SCHIZOFRENIA

La schizofrenia, dal greco schizo (scindo) e phren (mente), ossia “scissione della mente”, è uno dei disturbi mentali più gravi.

Questo disturbo è caratterizzato da episodi psicotici acuti durante i quali il soggetto perde la capacità di distinguere la realtà dall’immaginazione, manifesta evidenti alterazioni delle funzioni psichiche ed una pesante destrutturazione della propria identità personale.

La schizofrenia interferisce con la capacità di un individuo di pensare chiaramente, di gestire le emozioni, prendere decisioni e relazionarsi con gli altri. I primi segni della schizofrenia generalmente si manifestano nell’adolescenza o nella prima età adulta. La maggior parte degli schizofrenici soffre in maniera cronica o episodica durante tutta la sua vita, ed è spesso stigmatizzata dalla mancanza di comprensione generale riguardo alla malattia. La schizofrenia non è causata da cattivi genitori o debolezze personali. Gli schizofrenici non sono pericolosi o violenti verso gli altri, quando sono in cura.

Sintomi

1. Sintomi “positivi” (che aggiungono qualcosa alla normale attività psichica)

a. Allucinazioni: sono percezioni senza oggetto, non originate cioè da uno stimolo fisico esterno, ma che appaiono al soggetto come assolutamente reali. Possono interessare tutti gli organi di senso, ma le più diffuse sono quelle uditive. In quest’ultime il soggetto può sentire suoni, rumori, ma più frequentemente voci umane, che possono discutere tra loro o commentare il suo comportamento, spesso in modo offensivo o provocatorio.

b. Deliri: sono convinzioni errate che nascono da una sbagliata interpretazione dell’esperienza e non sono spiegabili facendo riferimento alla cultura e alla società in cui il paziente vive. Queste convinzioni sono impermeabili alla critica, cioè è impossibile rendere consapevole il soggetto della loro infondatezza attraverso un’argomentazione puramente razionale. Esistono diversi deliri tipici, tra i quali:

? i deliri persecutori, nei quali l’individuo crede di essere seguito e spiato o che qualcuno stia complottando contro di lui;

? i deliri di riferimento, in cui egli ha l’impressione che tutti, anche gli articoli giornalistici o i testi delle canzoni, parlino di lui;

? i deliri di furto o di inserzione del pensiero, in cui vi è il timore gli altri riescano a leggere i propri pensieri o che le azioni che si compiono vengano imposte da forze esterne.

c. Disturbi formali del pensiero: si tratta di disturbi nell’articolazione logica e razionale del pensiero. I discorsi appaiono confusi, non hanno uno scopo ben definito e risultano spesso incoerenti, semplici “insalate di parole” composte per pura assonanza fonetica.

d. Disturbi del comportamento: consistono nel fatto che il soggetto può agire spesso in modo strano, eccessivamente impulsivo, inadeguato alla situazione o comunque bizzarro.

 

2. Sintomi “negativi” (che tolgono qualcosa alla normale attività psichica)

a. Appiattimento emotivo: è manifestato dal volto immobile e inespressivo

b. Apatia: incapacità di provare emozioni, soprattutto positive, e mancanza di interesse per qualsiasi attività

c. Asocialità: tendenza a ritirarsi dai rapporti e dalle situazioni sociali

Tutti i sintomi di questa malattia si trovano anche in altri disturbi mentali. Per esempio i sintomi psicotici possono essere causati dall’uso di stupefacenti, o possono essere caratteristici di un episodio maniacale di una patologia bipolare. Nessun sintomo identifica in modo certo la schizofrenia. In ogni caso, quando un medico verifichi i sintomi della schizofrenia e segua il decorso della malattia per oltre sei mesi, si è quasi sicuri della correttezza della diagnosi.

Eziologia

La causa specifica della schizofrenia è sconosciuta, anche se è probabile che vi sia una base biologica che rende alcuni soggetti maggiormente predisposti a svilupparla. Dipende comunque da diversi fattori, tra i quali:

? fattori genetici (che predispongono ad ammalarsi);

? fattori biochimici (come le alterazioni del metabolismo);

? fattori di personalità (come lo sviluppo di una personalità con predisposizione psicotica o la presenza di difficoltà nella relazione col mondo esterno);

? fattori familiari (come relazioni familiari contraddittorie o squilibrate);

? fattori sociali (come l’insicurezza economica o la precarietà lavorativa);

? fattori psicodinamici (come l’incapacità di controllare le pulsioni o la presenza di conflitti interiori)

? fattori tossici, traumatici o infettivi.

Prognosi e terapia

Il decorso della malattia varia da persona a persona ed è fortemente influenzato, oltre che dalla cura, anche da diversi fattori familiari, sociali e lavorativi. Circa 1/3 dei pazienti migliora in modo stabile e durevole; 1/3 riesce a condurre una vita normale con alcune ricadute; 1/3, infine, mantiene un’invalidità grave. Se l’ambiente in cui il paziente vive conosce il suo disturbo ed offre un supporto adeguato, le probabilità di un miglioramento crescono in modo considerevole.

La terapia richiede:

? l’utilizzo di psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per ridurre i deliri e le allucinazioni, ma anche stabilizzanti dell’umore e antidepressivi;

? una attività riabilitativa, che favorisca la promozione dell’autonomia e dell’autostima, facilitando l’inserimento sociale del paziente

? una stretta collaborazione tra il paziente, la sua famiglia e il medico, per garantire che, attraverso una corretta comprensione della malattia ed un adeguato supporto, terapeutico ed informativo essa venga gestita nel modo migliore, riconoscendo ad esempio i primi sintomi di una possibile ricaduta per riuscire ad intervenire prontamente.